|
L'importanza di una corretta respirazione di Ottavio Il respiro è vita. Tra tutte le funzioni biologico–vitali dell’uomo, quella del respiro è senz’altro la più urgente ed immediata poiché, pur se è possibile resistere per giorni interi senza cibo né acqua, o restare per lunghi periodi senza curare le attività indispensabili per il mantenimento della propria salute, pochi minuti trascorsi in assenza di questa meravigliosa funzione, possono porre fine rapidamente al nostro piacevole soggiorno su questo piano di esistenza. Anticamente l’uomo sentiva d’istinto quale era il corretto modo di respirare ma, con il procedere della “civilizzazione”, ha acquisito abitudini non sempre adatte al giusto mantenimento del suo naturale equilibrio psico – fisico ricevendo degli effetti negativi, non solo sulla sua salute in generale, ma sul sistema nervoso, sulla lucidità mentale, sull’umore, e, purtroppo, anche a carico del proprio progresso spirituale. Data l’importanza dell’argomento è chiaro che gli igienisti occidentali hanno profuso sforzi immani nel campo, raggiungendo tecniche e risultati apprezzabili, ma, mentre essi vedono nella preziosa miscela gassosa solo quei principi vitali legati alla semplice ossigenazione del sangue, i fratelli orientali sanno che in essa è nascosto un elemento di capitale importanza: il “Prana”, o “Principio di Energia Universale”, che, in questa dimensione materiale, è reperibile soprattutto nell’aria e nell’acqua. Consapevole di così tanta forza, la cultura yogica è ormai da millenni a conoscenza che, respirando con particolari tecniche, è possibile vivere meglio e in rapporto armonico con le forze della natura, favorendo, altresì, l’espandersi delle capacità latenti insite nell’essenza più profonda della natura umana. La sua presenza e la sua importanza sono universalmente riconosciute, sotto altri nomi, in molte altre culture antiche e moderne. Eloquente, pure se nascosto ad occhi inesperti, è il messaggio che proviene dal “Libro della Genesi” dove si legge che l’uomo, pur essendo già formato in tutta la sua completezza, giace inanimato fino a quando nelle sue narici non viene insufflato il “Neshemet Ruach Chaiym” cioè “ Il respiro dello Spirito di Vita”. È quindi attraverso il Prana che riusciamo ad avere l’energia per compiere ogni movimento ed ogni sforzo. Se l’aria che respiriamo non lo contenesse, noi non potremmo sopravvivere e lo stesso dicasi anche per l’acqua che beviamo e per i cibi che ingeriamo. Al di là dei processi chimici e metabolici legati al processo di assimilazione, è proprio dal Prana in essi contenuto che traiamo forza e nutrimento. Se quindi da una normale respirazione possiamo assimilare una determinata quantità di Prana, attraverso particolari tipi di respirazione se ne possono trarre quantità maggiori da accumulare nel cervello e nei centri nervosi per essere adoperato all’occorrenza. La prima cosa che viene insegnata nella “Scienza del Respiro” è quella di far circolare l’aria attraverso il naso. La scorretta abitudine di respirare sistematicamente con la bocca è del tutto sconsigliata. Il cavo orale, infatti, non offrendo nessuna protezione ai delicati organi respiratori, lascia passare, in larga misura, polvere, impurità e batteri. Le cavità nasali, invece, essendo munite di peli e muchi, filtrano molte particelle estranee e riscaldano l’aria prima che essa giunga nei polmoni. Per quanto riguarda le modalità di respirazione viste sul piano pratico, possiamo distinguere quattro metodi di carattere generale:
Nella respirazione “Alta” o “Clavicolare”si impiega solo la regione superiore dei polmoni, che, essendo la più piccola, viene riempita solo da una discreta quantità d’aria. Attraverso tale abitudine, diffusa soprattutto nell’ambito della popolazione femminile, il diaframma è adoperato solo in piccola parte. Nella respirazione “Media” o “Centrale” già troviamo un uso più appropriato del diaframma, anche se la dilatazione dei polmoni non è ancora del tutto sufficiente. La respirazione “Bassa” è di gran lunga migliore delle due poiché consente al diaframma di lavorare più liberamente, all’addome di espanderei e ai polmoni di lavorare al meglio delle loro possibilità. La respirazione “Yoga” o “Completa” abbraccia tutto ciò che vi è di positivo nell’alta, media e bassa respirazione, chiamando in gioco non solo tutte le parti costitutive dei polmoni, ma anche ogni muscolo del tronco adibito all’espletamento di tale importante attività. Per capire meglio il funzionamento della respirazione diaframmatica, e sentire l’espandersi della parte inferiore dell’addome, si possono fare due piccoli esperimenti:
Ora è probabile che dopo questo non breve preambolo si voglia sapere di più circa la respirazione Yoga, ed in particolare riguardo alla sopra citata respirazione “Completa”. Questo è giusto e naturale poiché lo spontaneo istinto di conoscenza nell’uomo deve essere curato e soddisfatto nel migliore di modi. Qui di seguito, pertanto, si cercherà di spiegare, in poche parole, i movimenti fondamentali per poter realizzare al meglio tale tecnica. Va detto, però, che, mentre determinati soggetti si sentiranno a loro agio sin dall’inizio nel procedere secondo le indicazioni che seguiranno, altri si sentiranno più impacciati ed incontreranno qualche difficoltà durante l’esecuzione, ma scopriranno che senza troppi sforzi, attraverso l’esercizio costante si otterranno, senza dubbio, i risultati sperati. Ci si metta in piedi, oppure seduti con il busto eretto. Si inali una buona quantità d’aria attraverso le narici dirigendola verso la parte bassa dei polmoni in modo da favorire la naturale dilatazione dell’addome verso l’esterno. Si colmi, poi, la parte mediana dei polmoni sollevando le costole inferiori, lo sterno ed il torace. Infine, si riempia la cima dei polmoni alzando delicatamente la parte alta del busto, spalle comprese, ritraendo dolcemente l’addome per effetto del sollevamento della parte superiore del tronco. Si trattenga il respiro per alcuni secondi e, poi, espirando lentamente, si mantenga il torso fermo lasciando rientrare lentamente la parte bassa dell’addome. Di seguito, sempre dolcemente, si contraggano i muscoli pettorali e dorsali ubicati lungo la zona compresa tra lo sterno e le scapole. Attraverso tale semplice, ma potente pratica, si permetterà al torace e ai polmoni di lavorare in modo più fattivo, consentendo all’organismo di potersi rigenerare attraverso una più adeguata quantità di aria e quindi di prezioso Prana. La “Scienza del Respiro”, come è ovvio, non contempla solo questa semplice tecnica di base, ma, come si vedrà in seguito, si ramifica in tecniche talvolta anche complesse, racchiuse in quel potente metodo chiamato dagli Indiani “Pranayama”, o “ Controllo della forza Vitale”, di cui si parlerà più dettagliatamente in articoli di prossima pubblicazione. Nella Luce di Dio, Om, Shanti.
|